titolo:IL SOGNO DEGLI EROI DIMENTICATI (installazione)
data:25-26/5/1996
luogo:SALERNO-Palazzo S. Massimo

Eventi di riscrittura ambientale

Organizzazione: Associazione Culturale Irrequieti.
Rassegna: Salerno Porte Aperte.

Gli altri partecipanti sono: Mimmo Casale, Corradino d'Elia, Antonio Eusebio, Frame Dada, GiovanniFrancoArtista, Mirella Monaco, Bianca Perrucci.

Quella che segue è la presentazione di Alfonso Amendola.


SPU(n)TI DI RIFLESSIONE

Intervenire sull'opera d'arte. Sullo spazio ambientale. Sullo spazio architettonico. Sulla struttura visiva. Sulla dimensione sonora. Un possibile (?) richiamo, alla lontana -molto alla lontana- dell'esperienza dell'arte ecologica (land art/hearth art, ci avete presente Christo), dove l'intervento-gesto del performer non vale per quello "edonistico e ornamentale ma per quello che potremmo definire una presa di coscienza dell'intervento dell'uomo su elementi che presentano un ordine naturale e che, da tale intervento, sono sconvolti e incrinati" 1.
Appropriazione, rivisitazione, riscrittura dell'opera d'arte (e dell'ambiente che lo circonda). Il sogno (e in qualità di sogno è giusto che rimanga tale) sarebbe quello di abbattere, annullare, polverizzare l'opera esistente (e a nostra pallida difesa vorremmo citare un immancabile Nietzsche "dalle macerie la rinascita"). Per una "Bulldozer ART" (direbbe Mak.Nef). Da Salerno a Porte Aperte a Salerno a Porte Sfondate. L'obiettivo resta, ed molto più minimale, quello di impacchettare e numerare -e qui la citazione tocca a Peter Greenaway- gli elementi spaziali del luogo della nostra azione. Mercificazione e denigrazione. Abuso ed evento per-formativo. La riscrittura (oncemore) e l'esasperazione (non dimentichiamo l'imponenza sonoro-verbale). Il non-sense musicale.
Il disinteresse verso questa azione è sostanziale ed è la motivazione principale. "Il fatto che mi capiti di 'tagliare con l'accetta' riflette il mio approccio all'argomento, il quale ultimo -come ho già detto- non ha alcuna importanza" 2.
Corde, lenzuola, cartoni, plastiche, acciaio... Arnesi da imballaggio. Numerazione ed elencazione. Assenza di narrazione (e di contenuto, of course). Costrizione e mortificazione degli elementi (costrizione e mortificazione degli spettatori, magari...). Indifferenza e inclinazione al cattivo gusto. Zero linguistico. Zero espressivo. "Fiore, carne, marmo, in te, Venere io credo" scriveva Rimbaud.
Ogni futuro di arte o di vita (il migliore, il peggiore, il più indifferente) si edifica su altri futuri, su altre scritture, su altre invenzioni. L'unica possibilità è osservare se stessi. La propria "mutazione" (pensiamo alla rivolta dei corpi nella produzione cinematorgrafica di David Cronenberg e in quella letteraria di William S. Burroughs). Il desiderio è quello di rimanere, niccianamente, "fedeli alla terra". (Anche solo per il gusto di fallire alla grande).
"La guerra è dichiarata. Abbasso gli spioni! Abbasso le punizioni! Viva la rivolta!... Libertà o morte... Issiamo la nostra bandiera sul tetto del collegio. Domani, tutti in piedi con noi. Giuriamo di bombardare le vecchie teste di pipa dei giorni di festa a colpi di libracci e di vecchie scatole di conserva, munizioni che abbiamo nascosto nel granaio. Avanti! Avanti" 3.

1...2...3... FUCK ART! LET'S DANCE!!!

Note
1) Gillo Dorfles "Ultime tendenze nell'arte d'oggi. Dall'informale al Postmoderno" Milano, Feltrinelli, 1991, p. 153.
2) Stewart Home "Marci, sporchi e imbecilli. 1976-1996: la rivolta punk non si è mai fermata" Roma, Castelvecchi, 1996, p.19.
3) Questo è il proclama dello studente Tabard tratto dal film "Zero in condotta" (1933). La citazione è stralciata dalla sceneggiatura presente in Pino Bertelli "Jean Vigo. 1905-1934. Cinema della rivolta", Ragusa, La Fiaccola, 1995, p.89.